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Sovranità alimentare
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che cosa è la sostenibilità
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box-foglie_blu40px SOVRANITA' ALIMENTARE

Oggi il termine è purtroppo usato quasi sempre per indicare la “perdita” della sovranità alimentare, cioè un processo iniziato nei paesi in via di sviluppo, dove le multinazionali impongono la coltivazione di prodotti da esportare in altri paesi, con progressiva perdita di capacità di far fronte al mercato interno e perdita di know how.

A causa degli accordi internazionali questo accade ora anche nei paesi sviluppati, e anche in Italia: “Da anni è ormai in atto nel nostro paese un processo di trasformazione della produzione agricola finalizzata alla sola esportazione di alcune materie prime, incentivato anche da politiche di sostegno sbagliate dell’UE. Praticamente l’Italia non ha più la possibilità di controllare o pianificare la produzione di cibi a fini nazionali, ma grazie alle sovvenzioni dell’UE i contadini sono spinti a coltivare alcuni prodotti in eccedenza per l’esportazione, mentre altri scompaiono, e i consumatori devono comprare quelli provenienti da altri paesi”. (Gianni Tamino, docente di biologia presso l’Università di Padova, specialista in valutazione di impatti ambientali sulla produzione agricola, citato da “Volontari per lo sviluppo”, luglio-agosto 2010).

“L’agricoltura ha ormai uno schema industriale, e la maggior parte degli alimenti vengono realizzati dalla lavorazione di materie prime globali. Prendiamo ad esempio i pomodori di Pachino, tipici della Sicilia: oggi i semi sono quasi tutti realizzati in laboratorio da società israeliane e olandesi, per avere una resa migliore. Dal punto di vista strutturale, poi, perdiamo aziende medio-piccole, e, con loro, potenziale produttivo. La varietà di prodotti è sempre più limitata e concentrata in una parte del paese, come gli allevamenti intensivi dei maiali in Lombardia. (…) La filiera corta, una sorta di agricoltura della resistenza, sta mettendo in crisi il modello di quella industriale. Lo dicono i numeri. Non è più un modello per élite abbienti, perché i G.A.S. nascono anche in quartieri popolari, né di nicchia, perché è un fenomeno che ormai si sta affermando anche in termini quantitativi. Ormai cresce la coscienza che il cibo non è una merce, chi sta in campagna non vuole andarsene perché ama il proprio lavoro e la gente comincia a ribellarsi ad un mercato imposto dall’alto”. (Antonio Onorati, presidente della ong Crocevia, ibidem).



 
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